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[La gastronomia del carnevale]

21
Dic 2016

La gastronomia del carnevale

La tradizione si consuma anche a tavola nei giorni di Carnevale. L’imperativo categorico è la lasagna.

Per i palmesi quella della tradizione è riccia, carica di polpettine fritte, di mozzarella di ricotta, cosparsa di ragù, fatto col buon pomodoro Vesuviano. Si cuoce d’obbligo nel forno a legna e si lascia riposare, meglio se cotta il giorno prima. Guai se la si presenta tavola poco ritirata. Ognuno ha la sua ricetta migliore, quella della nonna con un segreto che non si può rivelare. Fatto sta che su tutte le tavole, la domenica ed il martedi grasso, la lasagna non può mancare.

La seguono le polpette al ragù, fritte prima come quelle della lasagna e poi gli involtini, le cosiddette braciole di manzo, farcite con formaggio, pinoli, uva passa e prezzemolo e poi avvolte e chiuse con uno stuzzicadenti.

Il trionfo dei sapori continua con i dolci succulenti di Carnevale. I più richiesti sono le chiacchiere ed il migliaccio. Le prime sono ricche di burro che si lavora con zucchero, farina e vino bianco. Si tagliano a listarelle e si friggono in abbondante olio. Ricordano le stelle filanti con le forme irregolari che assumono friggendo. Il migliaccio fatto con ricotta e semolino è il dolce preferito dai palmesi. Con frutta candita o solo con le essenze profumate viene servito per tutti i gusti a tutte le ore.

Il sanguinaccio invece si fa oggi solo con il cioccolato fondente, aggiunto in un secondo momento, senza il sangue di maiale. Con cedro candito, zucchero, latte, cacao, pinoli e cannella i sapori si amplificano e quando bolle in padella l’aroma solletica il palato. Si lascia raffreddare e si serve in ciotoline, guarnite con cioccolato.

Prodotti tipici

Una terra “carica” di doni della natura, di regali di Dio: quella vesuviana e nolana, macroaree a cui direttamente al centro ricade Palma Campania che come d’incanto coglie i frutti ed i sapori che fanno grande grossa parte della cucina tradizionale italiana, composta dalla dieta mediterranea di cui la città palmese è una delle fondamentali artefici. Motivo per cui proprio dalla località e dai comuni limitrofi giungono molti noti chef “stellati”, professionisti che hanno avuto il privilegio di deliziarsi da vicino di un “territorio dorato” dal punto di vista delle coltivazioni d’eccellenza. Un “marchio” per cui l’Amministrazione comunale cittadina ha creato, con energia, il Distretto Enogastronomico di Palma Campania, un “privilegio” nato per tutelare i prodotti, l’intera filiera e gli operatori di una griffe riconosciuta dai palati di tutto il mondo. Terre che hanno ricevuto la “benedizione” del Vesuvio che le ha rese fertili e magnifiche, terre che vengono curate con morbosa attenzione da contadini e imprese agricole.

Palma Campania raccoglie dunque i frutti prelibati “generati” grazie al vulcano e quelli che nascono nella zona altrettanto succulenta del Nolano. Una posizione geografica di “piena grazia” e che regala ai palmesi la paternità di prodotti ritenuti “speciali” quali l’Albicocca vesuviana, la Nocciola agro-nolana, la Noce varietà Sorrento, la “Torzella”, il Broccolo friariello, il Pomodoro giallo, i Cachi dell’Agro-Nolano e del Vesuvio, il Peperoncino verde friariello di fiume e l’Asparago selvatico o pungente. Sapori e colori da fare invidia ad un intero pianeta e che tutto il mondo dal palato fino cerca con voracità per soddisfare esigenze culinarie altrove irripetibili.

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