PALAZZO ARAGONESE

PALAZZO ARAGONESE

Il nostro itinerario inizia da via Marconi, dove si erge il monumentale edificio quattrocentesco, noto come Palazzo Aragonese (nella foto l’edificio bianco a sinistra), simbolo e testimonianza storica della nostra città. Appartenuto dai discendenti dei conti Orsini ai conti di San Valentino (Giacomo, Giulio e Carlo della Tolfa), o ancora da Scipione e Camillo Pignatelli, da Massimino Passaro con i figli ai duchi di Palma, Don Nicola di Bologna e l’omonimo nipote Nicola con il fratello Ascanio, da Pasquale e Fulvio Caracciolo, principi di Marano, a Giacomo Salluzzo, Duca di Corigliano e ai baroni Compagna, fanno sì che nel tempo il palazzo si arricchisca di ricchi e sontuosi saloni un tempo di decorati di affreschi, di tele e di maioliche pregiate.

L’edificio, nel 1914, fu dichiarato monumento nazionale dalla Soprintendenza Napoletana per le Antichità e Scavi che denunciò al Ministero della Pubblica Istruzione la vendita di otto medaglioni.

Le sculture invetriate, incastonate in festoni di tipico gusto Robbiano, abbellivano l’ampio scalone e gli archi esterni della facciata meridionale, sulla quale si apriva un grande giardino.

I della Tolfa dovettero commissionare tali sculture a Firenze presso la bottega di Santi Buglione, allievo di Andrea della Robbia, che eseguì dieci teste di terra invetriate per Eleonora di Toledo, come dimostra un un documento del 1542.

Il palazzo fu edificato, per ordine del re Alfonso I d’Aragona, dai conti Orsini Di Nola.

L’edificio sorge in una posizione più elevata rispetto al livello della strada: una doppia rampa pavimentata originariamente in pietra calda calcarea, oggi non più visibile, permette l’accesso al portone d’ingresso e probabilmente consentiva alla Re di ammirare da una posizione privilegiata il piano di Palma chi si estendeva a perdita d’occhio, all’orizzonte il campanile della chiesa di San Michele Arcangelo di Ottaviano e il pendio del monte Somma sovrastato dal cono del Vesuvio.

La facciata principale era delimitata a destra e a sinistra da due torri.

Inizialmente ne esisteva solo una, quella di sinistra per chi guarda la facciata, accorpata all’edificio nella seconda metà del XVI secolo durante i lavori di ampliamento, per realizzare un continuum architettonico.

Solo in seguito venne realizzata quella di destra.

In quella più antica lo spessore dei muri e maggiore; all’interno una scala a chiocciola collega i vari piani e nella facciata sul giardino la grande cornice di piperno sagomata a toro, penetra all’interno della cortina muraria, su cui è visibile anche la linea di distacco tra le due costruzioni di epoca diversa.